Questo è lo stato della nostra Unione!
Gentile Presidente,
Nel Suo discorso sullo Stato dell’Unione Europea, ha dichiarato che “l’Europa è in lotta”. Difesa, competitività e nuove tensioni geopolitiche sembrano essere le inevitabilità del nostro tempo. Ci ha chiamati alla battaglia – ma per cosa? Secondo il Suo discorso, per “lottare per i nostri valori e le nostre democrazie”. Certo, siamo un’Unione fondata sui diritti umani, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza e lo stato di diritto. Questi valori sono le fondamenta della nostra identità – ma li stiamo davvero difendendo?
Non se guardiamo ad alcuni Stati membri dell’UE. L’amministrazione Orbán continua a smantellare lo stato di diritto, a reprimere i diritti della comunità LGBTQ+ e a minare l’indipendenza dei media in Ungheria. In Slovacchia, Fico sta rafforzando il suo controllo sul sistema giudiziario e sui media, attaccando al contempo le organizzazioni della società civile. Persino la Germania, Paese fondatore dell’Unione Europea, limita la libertà di riunione e di espressione durante le proteste pro-palestinesi, dove i manifestanti subiscono violenze da parte della polizia.
La Bulgaria nasconde i problemi strutturali del proprio sistema politico dietro una facciata democratica. Sette elezioni parlamentari in cinque anni, con un’affluenza inferiore al 50%, non hanno portato ad alcun cambiamento politico significativo. Il giorno stesso in cui la Bulgaria ha ricevuto il via libera per adottare l’euro, il sindaco pro-europeo e liberale di Varna è stato arrestato con presunte accuse di corruzione. Mentre l’Europa restava in silenzio, i cittadini sono scesi in piazza per difendere lo stato di diritto.
Questi episodi di regressione democratica non sono sviluppi isolati a livello nazionale: rappresentano una sfida molto più ampia, dimostrando che l’integrazione europea è un processo ancora in corso – uno che non termina con l’adesione di un Paese al club. Il che ci porta alle seguenti domande: siamo davvero il modello democratico che pretendiamo di essere? Possiamo davvero chiedere ai Paesi candidati di conformarsi perfettamente al manuale democratico prima di entrare nell’Unione, o li stiamo forse giudicando con un metro più severo? Mentre le loro istituzioni, procedure e processi necessitano di riforme, molti dei loro cittadini ci mostrano dove risiede il cuore della democrazia: nell’assumersi la responsabilità, con coraggio e azione.
La democrazia esiste solo quando le persone la nutrono, la difendono e la rafforzano attraverso le proprie scelte e i propri sacrifici – proprio come il popolo ucraino, che da oltre tre anni resiste all’aggressione russa. O come i manifestanti in Georgia, dove più di 400 persone sono state arrestate per aver protestato contro elezioni falsificate e leggi repressive. Tra loro c’è anche Mzia Amaghlobeli, una giornalista condannata che ha sopportato uno sciopero della fame di 38 giorni come forma di protesta. La sua è solo una delle tante storie di chi continua a rischiare tutto per un futuro europeo migliore.
In Serbia, il popolo ha realizzato che la corruzione può essere letale dopo il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, che ha causato 16 vittime. Il pensiero “poteva capitare a uno di noi” ha instillato una nuova paura nelle menti dei cittadini serbi. Gli studenti sono scesi in piazza, difendendo i valori fondamentali europei anche al di fuori dei confini dell’UE. Tra la Generazione Z serba, il sostegno alla democrazia è in crescita — un netto contrasto rispetto al declino registrato in gran parte dell’UE. Un faro di speranza può dunque emergere anche dai Paesi candidati, offrendo un esempio di come la fede nella democrazia possa sopravvivere alle avversità. Ma serve il Suo sostegno!
Il coraggio degli ucraini, dei georgiani, dei serbi e di molti altri dovrebbe essere un campanello d’allarme per l’Europa: è tempo di smettere di limitarci a elencare i nostri valori e iniziare ad agire per essi. Se la democrazia è un valore fondamentale dell’UE, deve essere anche la nostra priorità fondamentale – dentro e fuori i nostri confini. Ogni volta che tolleriamo la sua erosione all’interno dell’Unione, tradiamo i nostri stessi principi e le nazioni e i popoli che ripongono le loro speranze nell’UE. Come possiamo chiedere ai Paesi candidati di difendere i valori che noi stessi non riusciamo a proteggere in casa nostra? Come possiamo non aiutarli? Trascurando la democrazia, rischiamo di perdere sia la nostra credibilità che la nostra integrità. Per restare fedeli a ciò che siamo, come Unione che si proclama incarnazione della libertà e della giustizia, la democrazia non può essere solo un ripensamento.Non lo è certamente per i giovani di tutta Europa che si sono riuniti a Budapest per celebrare il Pride nel giugno 2025 nonostante il divieto. Non lo è per i giovani soldati ucraini che muoiono per difenderla, né per i georgiani e i serbi che continuano a manifestare per reclamarla.
Gentile Presidente, permetta a noi giovani di aggiungere il paragrafo mancante al Suo discorso sullo Stato dell’Unione:
L’Unione Europea è circondata da costanti richiami all’importanza dei propri valori e ai rischi che corriamo se smettiamo di difenderli. Se la democrazia arretra dentro la nostra Unione, si indebolirà anche lo slancio per il cambiamento e il rinnovamento democratico attorno a noi. L’allargamento dell’Unione non è un atto di benevolenza, né un processo a senso unico: se fatto nel modo giusto, rafforza tutti noi e può riportare la democrazia dove deve stare – al centro della nostra agenda politica. Lo dobbiamo alle prossime generazioni e a chi aspira a far parte dell’Unione Europea: restare fedeli ai nostri valori e trasmetterli. Non possiamo lasciare che siano solo loro a combattere per la democrazia. Noi, cittadini e Stati membri dell’Unione Europea, dobbiamo dare l’esempio – con le parole e con i fatti. Impegniamoci a difenderla, e riempiamo le nostre regioni, i nostri municipi, le nostre scuole, le nostre tavole e i nostri luoghi di lavoro di speranza e di democrazia.
Questo articolo è stato scritto durante la “Cres Summer School” 2025 da 18 giovani provenienti da 13 Paesi europei sull’isola croata di Cres.Traduzione italiana di Beatrice Pirri.
Autori: Vlad Adamescu, Jon Avdija, Damir Dizdarević, Laura Constanze Füsselberger, Nuria González López, Sophie Holler, Marie Kinsky, Leona Knežević Mužić, Paula Oliver Llorente, Ani Natchkebia, Beatrice Pirri, Emila-Lilia Petrova, Theresa Rauch, Sara Tanakoska, Ioannis Voskidis, Lara Wagner, Isa Zuhrić